Una bella favola: articolo 9 della Costituzione italiana?
Sono passati pochi giorni da quando Roberto Benigni, attore tra i rappresentativi del cinema italiano, ha realizzato un intero spettacolo per raccontare e celebrare la Costituzione italiana.?Uno spettacolo bello, intenso, appassionato.
Tuttavia, la passione che lo pervadeva induce ad una riflessione e ad una domanda: si trattava di una celebrazione della Costituzione italiana o delle sue belle parole??
La lettura di quegli articoli pu? rendere veramente orgogliosi, fieri di essere italiani, fieri come quando si canta l?inno di Novaro e Mameli, prima delle partite della nazionale italiana di calcio.?Ecco.?
S?, ecco.?
E? proprio questo il punto. ? una questione di scelte. ? una questione di tempo. Quanto dura il tempo di essere orgogliosi? Le tre ore di uno spettacolo? I 90 minuti di una partita di calcio pi? i supplementari?
C?? qualcuno che sceglie, che ha scelto per voi, per noi, scrivendo quei 139 articoli.?
Ma attraversare il bosco incantato della Costituzione italiana ? affare arduo e fuori dalla mie capacit?. Mi fermer?, pertanto, alla nona tappa, in mezzo al castello dei Pr?ncipi fondamentali.
E, quindi, leggo: ?La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.?
Promozione della cultura, anzi promozione allo ?sviluppo della cultura?, quindi anche creazione della cultura dove non c??: folgorante, meraviglioso, umanitario. Estensivo dell?etimo, da coltivazione a sviluppo: magnifico.
E allora? Questo sviluppo? Lo sviluppo della cultura dov????
Mi dispiace, ma non lo vedo. E non lo vedo nelle intenzioni. Non vedo la voglia di costruirlo.
Ci? che vedo sono manifestazioni ed eventi. Mi sforzo, ma non ci riesco: vedo sempre manifestazioni ed eventi. Uno ?sviluppo della cultura? che dura il tempo di una sera o di una settimana di musei aperti.
La ?cultura? ? stata dilatata in modo tanto ampio da contenere praticamente tutto, fino quasi a coincidere con ?tempo libero?. Ho la sensazione che la stessa parola cultura sia un sacco da riempire.
Forse essa paga il difetto di non essere capace di plasmare manufatti alla fine di una catena di montaggio, di non essere un buon conduttore elettrico o di valere niente come idrocarburo.
Ma questo, vedete, ? proprio il passo che precede il baratro del paradosso.
Come pu? essere accettato questo punto di vista? Come si pu? ridurre tutto a termini cos? minimi da ipotizzare che la cultura non paghi?
Come si pensare che ?solo ci? che si tocca esiste?? Come pu? essere possibile in un mondo che ? retto dalla spiritualit?. Una spiritualit? assunta a essenza della divinit?, qualunque forma essa assuma, finanche fosse un albero o la sola bont?.?
E allora perch? se questo ? valido su quanto abbiamo di pi? profondo, perch? non va bene per dare vera fiducia a ci? che la cultura sar? capace di produrre?
Perch? il lavoro di chi produce cultura, di chi costituzionalmente aiuta a sviluppare la cultura ? tenuto in cos? poco conto?
Bisogna fare molto altro, poche storie. Come si fa a non cogliere l?opportunit??
In un?epoca dove tutte le idee e i prodotti sono imitati, come ? possibile che menti tanto acute non colgano una tale l?opportunit?? Hanno imitato i vestiti, i formaggi, i vini, le macchine, i bulloni. Ma non ho ancora visto imitato il Colosseo; non mi ? parso di vedere da qualche altra parte il campanile di Giotto, o le antiche citt? di Pompei e Ercolano o la Valle dei Templi, o i Trulli o la Cappella Sistina.
E so che non potranno imitarle. Per vederle, per annusarle bisogna venire in Italia. C?? poco da fare.
Treno, macchina, aereo: in Italia.
Eccole le nostre energie rinnovabili, che non si stancano di essere viste. Che hanno piacere ad essere ?usate?, perch? sono state create per quello, essere ammirate.
Alla fine la cultura vince sempre, ci vorr? forse del tempo, ma vincer?. Perch? tutto esiste grazie alla cultura. La libert? ? la prima dei suoi figli, ed ? una madre che rende liberi.
? la conoscenza che conferisce alla donna e all?uomo il pensiero. E si tratta di un pensiero costruito su quanto letto, ascoltato, discusso. La conoscenza alimenta la curiosit?, ed insieme il senso critico, il modo personale di vedere le cose.
Questo cos??? Questo ? il meglio che si possa desiderare.?
Nessun alibi quindi. Per produrre lo sviluppo della cultura bisogna impegnarsi. Lo Stato deve impegnarsi. La cultura deve crescere e raggiungere, nelle sue forme sostanziali e dense, pi? persone possibili. Per fare questo non ? sufficiente inserire qualche locuzione prima di piccoli e minimi interventi. ?Ai sensi??, ?come recita??, sono forme di autolegittimazione, la loro esistenza non basta a confermare l?applicazione reale di quanto stabilito. E intendiamoci: quanto stabilito nella Carta ? una buona idea.
Vi chiedo solo di non trattarci da stupidi, per favore: non trattateci da stupidi, non venite a raccontarci ancora un?altra favola.
E arriviamo a ?Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione?.
Cosa si pu? dire: enorme. A patto, per?, di non tradirle queste parole.
C?? poco da fare, se non si spiega agli italiani (c?? scritto ?sviluppo della cultura? infatti) perch? ? importante la storia del proprio Paese e le testimonianze del suo passaggio (i monumenti), sar? sempre pi? difficile far capire perch? alcune pietre, alcuni ruderi valgano tanto. Non si pu? pretendere che essi assurgano a dogma, che siano qualcosa in cui credere per fede e basta.
Ed ? brutto, brutto davvero, rimettere alle persone, poggiare sulle loro spalle, l?obbligo di conoscere prima di vedere . Se un obbligo deve esistere, deve essere quello di spiegare da parte di chi conserva, di chi tutela, di chi valorizza. Ma spiegare veramente, spiegare per insegnare.
La stessa esistenza delle raccolte di fondi, benemerite, per aiutare a difendere il patrimonio culturale sono la prova del fallimento dell?articolo 9 della Costituzione Italiana. C?? qualcosa che non va.
Non basta ci? che ? stato fatto, bisogna fare di pi? e farlo bene. Tutelare e spiegare. E se alla valorizzazione-spettacolo, poca per la verit?, si accompagnassero tante belle semplici spiegazioni? Se ci si mettesse nei panni di chi ascolta, se si provassero ad usare parole pi? semplici e si provasse ad uscire dalle Accademie?
Ecco, le accademie. Ancora una volta: ecco.
Ma le professioni della cultura, quelle delle Universit? Umanistiche: come ripagano gli sforzi di chi consente la loro stessa esistenza?
Mi interessa in particolare la voce ?Sbocchi professionali?. A qualcuno ormai appare un orpello ironico. Certo non ? possibile eliminarla, sarebbe come dire di aver fallito.
Ma allora perch? ?inseguire? gli studenti con corsimastedottoratipostlaureaspecializzazioni? Perch? non creare trafile reali di lavoro?
Chiss? che qualcuno un giorno non s?inventi una class action contro le promesse degli atenei che negli sbocchi professionali avevano ?promesso? uno sbocco alla fine di quel percorso, trasformatosi poi in un tunnel.?
Se si compra un aspirapolvere, poi l?aspirapolvere deve aspirare. Se non lo fa vuol dire che non viene meno ad una promessa. E, in questo contesto, aspirare ? un verbo interessante. Aspirano gli studenti delle professioni culturali che vogliono imparare tanto e bene. Non dovrebbero aspirare le Universit?.
Tiriamo le somme: articolo 9 della Costituzione italiana.
Il rischio degenerativo pi? probabile nel leggere le sue favolose parole ? quello dell?assuefazione alla negativit?. Un po? come accade quando si chiede ad una persona di smettere di fumare, e quella risponde che lo far?: sappiamo gi? che non sar? cos?.
Leggo l?articolo 9 e penso: bello, ma non accadr?. ? una bella favola. Ma rimane nel libro.
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La Costituzione italiana ? una buona idea, sarebbe bello vederla applicata.

